Tra i figli illustri di questo paese, certamente è degno di menzione Cecco Pisani, valido condottiero navale distintosi nella celeberrima Battaglia di Lepanto del 1571; il suo zelo venne addirittura premiato con un appannaggio di 3.000 ducati annui e la portolania di Siracusa. Nel 1806 Belvedere dimostrò la sua vocazione filo-borbonica non accettando di buon grado i nuovi dominatori, al punto che un calzolaio di nome Pietro Palazzo, affiliato alla banda del brigante Necco di Scalea, divenne un capopolo e con duecento uomini armati occupò il paese. Anche la rivolta del 1848 vide la presenza di venticinque belvederesi, uno dei quali, tal Giuseppe Mistorni, venne condannato a trent’anni di galera e rimesso in libertà dopo dieci.
Naturalmente il personaggio più illustre resta il suo patrono San Daniele Fasanella.
Daniele Fasanella, santo, nacque a Belvedere Marittimo (CS -Italia) nella II/a metà del XII sec. San Daniele da Belvedere fu un missionario dell'Ordine di San Francesco d'Assisi. San Daniele fu alla guida della missione in Africa nella quale egli e altri dieci frati, tra cui San Ugolino da Cerisano, persero la vita. Essi sono i cosiddetti martiri di Ceuta. Daniele faceva parte dell'Ordine del quale era a capo Padre Pietro Cathin, il quale decise di inviarlo a Corigliano, dove Daniele diede inizio alla sua missione insieme ad altri due frati. Dopo un certo periodo di tempo gli fu ordinato di fondare un nuovo convento, chiamato Santa Maria del Soccorso, nella zona di Lago, in provincia di Cosenza. Qui c'era un bosco, distante circa un miglio da Santo Stefano in Mangone, ed in questa solitudine, con altri tre frati, Daniele diede inizio alla sua opera. Era, pare, l'anno 1224.
Ma l'anno che riveste particolare importanza è il 1226. Quando Daniele sentì l'esigenza di effettuare una missione nei luoghi in cui la fede cristiana era del tutto ignorata. Pensò, perciò, ad una missione di evangelizzazione in Africa. Questa aspirazione lo unì a San Ugolino da Cerisano, Samuele, Angelo e Donnolo di Castrovillari, Leone e Nicola di Corigliano. Partiti da Belvedere, dopo una puntata in Toscana, per ricevere la benedizione del Frate Elia, i frati arrivarono a Terragona, un porto molto importante dell'epoca, e da qui si imbarcarono per Ceuta. Nella città vi vivevano molti cristiani, soprattutto mercanti, che, in quei luoghi di commercio, avevano trovato la possibilità di vivere degnamente. A loro, però, non era consentito vivere nella città, in cui potevano entrare solo attraverso un'autorizzazione governativa, e abitavano un quartiere denominato "Granaio". A quel tempo governava un certo Arleardo, noto per la sua crudeltà e paladino convinto del credo musulmano.
Era il 30 settembre dell'anno 1227, giovedì, quando i frati si preparano ad affrontare l'opera di predicazione del credo cristiano. La domenica la missione iniziò. Dopo aver rischiato di essere massacrati dalla folla, i frati furono portati al cospetto del governatore, il quale era convinto che facilmente avrebbe ottenuto la loro abiura al cristianesimo. Fu Daniele a parlare per tutti e a rispondere con grande decisione. Di fronte al loro rifiuto, il governatore ordinò che Daniele i suoi fratelli fossero incarcerati. La loro fede esasperò tanto Arleardo da spingerlo ad ordinarne la decapitazione.
Il martirio avvenne il 10 ottobre dell'anno 1227.







