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Testi su Belvedere Marittimo

LA STORIA
Antichi scritti del 1631 attribuiscono a Belvedere un'antichità meravigliosa: la si vuole fondata da Gomero, primo dei sette figlio di Jafet (a sua volta figlio di Noè), il quale 131 anni dopo il diluvio universale fondò la città di Blanda, e a conferma di ciò gli storici dell'epoca presentavano gli scritti di Dionigi di Alicarnasso, il quale affermava che il regno d'Italia fosse stato il primo a ripopolare il mondo dopo il diluvio, e le opinioni di San Girolamo e Giuseppe ebreo, i quali chiamavano la Calabria il paese degli Aschenagi perché popolata dai discendenti di Ascenez, primogenito di Gomero (e la discendenza è confermata nel capitolo X della Genesi). Le origini si possono, tuttavia, datare intorno al VII secolo. Il primo documento scritto in cui compare il nome di Belvedere è del XI secolo la cui denominazione esatta era "Bellumvidere" latinizzata in "Belvederium", e da alcuni scritti risulta fondata già da alcuni secoli. Secondo la tradizione e la ricostruzione storica, gli abitanti di Blanda, per sfuggire alle continue incursioni dei pirati salirono sulla collina superiore dove ora sorge il centro storico di Belvedere intorno all’anno 1100, fondandone l’antico borgo, sfruttando così anche la lontananza dal lido, il vasto orizzonte, il clima più salubre e soprattutto la vicinanza al fiume Soleo. Da un’iscrizione in pietra sul portale della chiesa del Santissimo Rosario, situata nel centro storico di Belvedere, si legge la data 1091: non è precisabile però se la data indica l’anno della fondazione o di un successivo restauro. In ogni caso, nel 1091 esisteva già l’antichissima chiesetta, segno dell’esistenza di un abitazioni intorno alla costruzione. Uno dei documenti storici che più ci aiutano alla ricostruzione delle cronache e degli avvenimenti del passato è la Tassatio Angioina, importante documento storico redatto nel 1276: da questa si apprende che in Belvedere nacque Daniele Fasanella, santo protettore e patrono di Belvedere morto a Ceuta nel 1227. Considerato, quindi, che nell’anno 1091 esisteva già un piccolo borgo nel centro storico e che Belvedere diede i natali a San Daniele prima del 1200, si può senza dubbio affermare che gli abitanti di Blanda abitarono la collina superiore a partire dall’anno 1000, infatti, considerando anche che nel 1289, anno in cui Giacomo d’Aragona provò ad espugnare senza successo Belvedere, esisteva già il castello e una efficace cinta muraria intorno al borgo medievale, non si può datare la salita alla collina dei blandesi al 1200 perché non sarebbe stato possibile costruire così tanti edifici pubblici, religiosi e militari. Ma le origini storiche di Belvedere si perdono nella notte dei tempi. La collina superiore nel 216 a.C. (ovvero nel 537 anno dalla fondazione di Roma, come appare dagli scritti in latino di quel tempo) era sede di un accampamento romano, che serviva al controllo e la salvaguardia del territorio romano temendo sbarchi improvvisi dei cartaginesi, eterni nemici dei romani. Le cronache del 216 a.C. raccontano che Fabio Massimo espugnò l’antica Blanda e molte altre città della Lucania e del Bruzio poiché erano venute meno ai patti stabiliti con i romani avendo concesso aiuto al ritorno in patria di Annibale. Un altro celebre personaggio storico romano è il console Paolo Emilio: secondo sempre la tradizione storica, a lui si deve la costruzione della torre detta di Paolo Emilio, torre che serviva probabilmente come punto di osservazione e controllo territoriale. Se il console romano Paolo Emilio diede ordine di costruire la torre omonima, l’analisi storica dimostra che al tempo dell’espugnazione di Blanda ad opera di Fabio Massimo avvenuta nel 216 a.C., la torre doveva già esistere e la sua costruzione è da datarsi anteriormente alla battaglia di Canne avvenuta nel 219 a.C. e in cui perse la vita Paolo Emilio. Altre torri dello stesso periodo, di cui si sono perse sia le tracce storiche che i resti delle costruzioni, si trovano lungo la costa di Belvedere: in località Santa Litterata e in località Campo Minore. Nel corso dei secoli si è poi tornati ad abitare lungo il lido e si è così formata la marina, un tempo semplice borgata ma che negli anni è divenuta a tutti gli effetti una vera e propria cittadina. La marina ha visto il suo massimo sviluppo negli anni dopo la seconda guerra mondiale anche se un primo timido sviluppo si è avuto nel 1895, anno dell’apertura del tronco ferroviario Sapri-Reggio Calabria, quando in marina esisteva solo un paio di costruzioni. Lo sviluppo edilizio degli scorsi decenni ha determinato la scomparsa dei numerosi e bellissimi calanchi, vere e proprie sculture naturali di cui ne è rimasto un solo esemplare, quasi a testimonianza dello scempio edilizio compiuto.

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LE CHIESE
Il Convento dei Frati Cappuccini
Il 9 agosto 1597, per devozione e gratitudine a San Daniele martire a Ceuta nel 1227, furono gettate le fondamenta per la costruzione di un magnifico convento, detto dei frati cappuccini, su una deliziosa collinetta, a cui venne dato il nome e il titolo di Monastero o Provincia di San Daniele da Belvedere. Questo convento, che può ospitare molti frati fu fatto spendendo i soldi raccolti con le offerte al Santo che venne scelto come protettore della città. Dai documenti redatti dal Petrellis, noto storico, emerge che durante le operazioni per lo scavo delle fondamenta della caratteristica chiesa adiacente al convento, si ritrovò miracolosamente un sigillo d’ottone, sul quale era inciso in giro alcune lettere ebraiche interpretate come Mons. Orationis che tradotte dal latino significano Monte della Preghiera. Questo sigillo fu conservato dai frati cappuccini fino al 1631: da questa data in poi non si hanno più notizie del sigillo che misteriosamente sparì. Dagli scritti del Petrellis emerge ancora che nel 1612 Belvedere fu al centro delle attenzioni dei paesi vicini e non poiché si era sparsa la voce di quale santità fosse il concittadino Daniele Fasanella. Sempre nel 1612, le reliquie e la statua di San Daniele furono trasportate a Belvedere insieme ad altre due statue e altre due reliquie di Santi. Belvedere festeggia il suo protettore il 13 ottobre di ogni anno, dedicando al Santo una settimana di preghiera. Durante questa settimana, la statua del Santo viene trasportata alla Marina di Belvedere ed ospitata da una piccola chiesetta votiva in piazza. Inoltre, sempre in questa settimana, si tiene in Marina una grande fiera che dura tutta la settimana. Il convento, nel 1937, è passato nelle mani dell’ordine dei Cappuccini. Nel convento dimorò il Beato Angelo da Acri, che diede continue prove di umiltà e santità. Sia il convento che la chiesa adiacente sono state recentemente restaurate.
All’interno, spicca l’altare maggiore sul quale è posta una mostra d’altare in legno del 1742 opera di intagliatori d’arte monastica, che racchiude un olio su tela raffigurante l’Immacolata, dipinta da Andrea Molinari nel 1603. Nello stesso posto è l’immancabile ciborio ligneo settecentesco intarsiato con madreperla, quasi un segno di riconoscimento dell’ordine, che reca anche due piccole sculture lignee raffiguranti i SS. Francesco d’Assisi e Francesco di Paola, conservate nella chiesa di Sant’Agostino. Sul lato sinistro, olio su tela di anonimo del sec. XVII, raffigurante Santa Chiara. Nel presbiterio, edicole con sculture lignee seicentesche raffiguranti San Samuele e San Daniele, scolpite nel sec. XVII; e dipinti di anonimi del 600 raffiguranti i Santi Francesco d’Assisi e Daniele di Belvedere. Inoltre, Gesù Bambino, piccola statua opera di monaci intagliatori del 600; San Francesco d’Assisi, statua di legno del sec. XVIII, posta sull’altare del santo. Nella cappella della Porziuncola, eretta da Orazio de Paola nel 1637, dipinto raffigurante la Madonna e San Francesco d’Assisi, olio su tela di anonimo del 600 e una mostra d’altare in legno del sec. XVIII. In un’edicola lignea del 1762, è racchiuso un affresco su cui è effigiata la Crocifissione ritenuto miracoloso per aver rivelato la parola ad un frate nel corso del sec. XVII. Nel refettorio, oltre ad un crocifisso ligneo di ignoto intagliatore locale del 600, sono posti sette dipinti ad olio su tela del sec. XVIII dedicati a esponenti illustri dell’ordine (vescovo cappuccino non identificato; f. Anselmo Marzano, cardinale morto nel 1607; Francesco M. Cosino, cardinale; p. Raffaele Spinelli morto nel 1712; arcivescovo Emerico di Vienna, morto nel 1717; f. Angelo Loioseo; Giovambattista d’Este ).
Vi sono ancora posti i seguenti dipinti: Miracolo di San Francesco d’Assisi ad Agropoli, di anonimo pittore regionale del 700; San Bonaventura, olio su tela di anonimo del 700; Duns Scotto; litografia di N. Sangiorgi del 1853 raffigurante S. Francesco d’Assisi.
La cappella più importante è sicuramente quella dedicata a San Daniele particolarmente venerato dai belvederesi; vi si custodisce un bel crocifisso ligneo del 600 e quattro busti lignei scolpiti a tutto tondo e a tutta figura da scultore meridionale nel sec. XVIII raffiguranti alcuni dei sette martiri di Ceuta: Bernardo, Giuseppe, Felice, Fedele, posti in una mostra d’altare in legno al cui centro è una statua di San Daniele della stessa epoca delle altre. La data dell’opera 1737 induce a pensare che anche le altre sculture si riferiscono alla stessa epoca. Una statua lignea di Sant’Antonio opera di scultore napoletano del sec. XVII, è custodita in un’edicola del 1746. La chiesa di Santa Maria del Popolo, presenta un portale sormontato da una scultura raffigurante la Madonna col Bambino, proveniente dal demolito campanile; è in marmo bianco alabastrino con incisa la data 1416, ma si ritiene che l’opera sia stata scolpita più tardi, nel corso del sec. XVI. L’altare maggiore è del 1778 in marmi bianchi e policromi, restaurato nel 1818. Interessanti le opere ad intaglio: confessionale in noce del sec. XVIII opera di bottega calabrese, pulpito ligneo del 1742; coro a 15 stalli del 700, in noce. In sagrestia, scultura raffigurante S. Antonio Abate a mezzobusto, in legno intagliato e dipinto del 700. La campana è del 1852.
Molto interessanti, un’acquasantiera del 600 in marmo bianco e due reliquiari d’argento del sec. XIX frutto di argentieri meridionali. A sinistra dell’altare, in una cappella, la Pietà, scultura lignea del sec. XVII; sul lato destro, Madonna del Carmine statua lignea del sec. XVIII. Ancor degni di nota: Santa Lucia, statua in legno intagliato e dipinto del 700 e un putto con cornucopia in legno intagliato e dipinto del 600. Vi sono conservate altre opere d’argenteria tra le quali un secchiello ed un aspersorio.
Notevoli due dipinti raffiguranti rispettivamente: l’Assunzione, olio su tela di ignoto pittore, eseguita tra la fine del 500 e gli inizi del 600, racchiusa in una fantasiosa cornice lignea; e, sul secondo altare a sinistra, Visitazione della Vergine a S. Elisabetta, della prima metà del 700 dipinta da Giovan Battista Lama, presente in tale periodo a Belvedere e ad Orsomarso, discepolo di Luca Giordano e di Paolo De Matteis. Altri elementi intagliati in noce ed intarsiati in mogano sono nel coro con stalli e postergali di bottega calabrese del sec. XVII.

Convento di Sant’Agostino e Santuario di Maria SS. Delle Grazie e Consolazione
Il monastero della Santissima Annunziata e di Sant’Agostino era inizialmente sorto come un cenobio dove dimoravano i Padri Eremitani che vivevano secondo la regola di Sant’Agostino. Fu fondato nel 1446 come appare da un’iscrizione che si può leggere sul frontale della porta d’ingresso. La storia di questo monastero non è molto lunga e piena di dettagli. Nel 1809 fu soppresso sotto l’impero dei napoleonidi e un quarto del monastero fu adebito a carcere mandamentale. Nella chiesa è conservata una statua della Madonna delle Grazie, incoronata per decreto della Santa Sede il 2 luglio 1926. Dai vari scritti pubblicati precedentemente, si deve riconoscere alla venerata immagine della Santissima Vergine un culto religioso antichissimo, culto che risale a tempi remoti. Questo culto risalirebbe già al tempo delle grandi dominazioni normanne, e quasi sicuramente a quelle lombarde. Solo la confraternita delle Grazie ha avuto cura di conservare un quadro antichissimo che già esisteva nel castello, in una pia chiesetta che raccoglieva la bellissima effigie della Santissima Vergine delle Grazie e Consolazione. Tra i ruderi di questa, che posteriormente, dovevano essere ornati di fiori, spuntò miracolosamente il venerato quadro che riuscì a rimanere nascosto dalla vista degli invasori. A questa sacra effigie ricorsero i soldati di Ruggiero Sangineto per ottenere la vittoria su Giacomo d’Aragona nel 1289. E’ da notare che il Cenobio dei Padri Eremitani fu costruito accanto alla Congrega delle Grazie che possedeva già la sacra immagine della venerata Vergine. La scultura della Madonna delle Grazie è un’opera di grande interesse artistico, essa risale all’epoca rinascimentale ed è caratterizzata dalla particolari pieghe del vestito. Un altro quadro della Santissima Vergine è andato disperso in una piccola frana presso porta di Mare, una delle quattro porte dell’antico borgo medievale, dove esisteva anche lì una piccola cappelletta dedicata alla venerata immagine. La chiesa di Sant’Agostino contiene altre interessanti opere d’arte tra le quali fanno spicco un altare maggiore del 1907 costruito da marmorari calabresi in marmo bianco e policromo. Nel presbiterio, dipinto raffigurante San Nicola da Tolentino e S. Tommaso Villanova, eseguito nel 1798 ad olio su tela da ignoto pittore calabrese; I due santi sono presentati dalla Madonna alla SS. Trinità. Sul lato destro della navata, statua mezzobusto di San Vincenzo Ferreri in legno intagliato e dipinto del sec. XIX. In sagrestia, oltre ad un’interessante pergamena del 1703 dell’ordine agostiniano con cui si autorizza l’istituzione della congregazione, è custodito un dipinto raffigurante la Madonna del Buonconsiglio di fra Felice Maria Franceschi del 1765, che rappresenta una copia dell’originale miracoloso venerato nella chiesa degli Agostiniani di Genazzano. Altra statua mezzobusto in legno del 700 intagliata e dipinta, è dedicata a San Nicola. Inoltre: crocifisso ligneo del 700; cassapanca del 1768 opera di intagliatori calabresi; statua raffigurante San Pasquale del sec. XVIII; croce astile del 1853 opera di bottega argentiera meridionale; sigillo sepolcrale del 1779; dipinto ad olio su tela raffigurante San Gennaro, del sec. XVIII; statua raffigurante San Francesco d’Assisi del sec. XVIII alta 20 cm. che assieme all’altra dedicata a San Francesco di Paola facevano parte del ciborio esistente nel convento dei Cappuccini di Belvedere.

La Chiesa del Ss. Crocifisso
La chiesa del Crocifisso è posta al di fuori dell’antica cinta muraria che circonda il borgo medievale. Di origini molto antiche, è sede di un culto molto vissuto dagli abitanti di Belvedere che vedono nel Crocifisso qui conservato il miracolo. Fu costruita sulla sede della congrega dei Fratelli Secolari Nobili di Santa Maria del Pianto e i soldi necessari alla costruzione furono offerti dai cittadini tramite l’elemosina. Nella chiesa è posta una maestosa scultura lignea del seicento, raffigurante il Santissimo Crocifisso, di pregiato valore artistico e di antichità considerevole. Risale ai tempi degli iconoclasti di scuola monastica spagnola. Il ritrovamento di questo crocifisso in bilico tra storia e miracolo. La tradizione popolare vuole che sia stato ritrovato sulla spiaggia della Marina miracolosamente una mattina dopo vari giorni di tempesta. Non si sa quando sia stato ritrovato ma è certa la devozione che la città ha verso questa meraviglia che sa di miracolo. Qualche anno fa è stato scoperto che sotto il costato è visibile il volto di Cristo. Sulle prime si è gridato al miracolo, ma attenti studi hanno dimostrato che è tutto merito della maestria dell’autore. Questa scultura, dopo essere stata opportunamente restaurata è esposta al culto dei fedeli ed è stata dichiarata monumento nazionale. Inoltre si possono ammirare acquasantiera del 700 in marmo bianco frutto di una bottega di marmorari calabresi; pulpito pensile del sec. XIX in gesso dipinto; statua della Madonna col Bambino del 700; corona di ignoto argentiere meridionale, in argento sbalzato e pietra in pasta vitrea col bollo di stato in uso tra il 1832 e il 1872.

La Chiesa di San Giacomo Apostolo il Maggiore (Ss. Rosario)
Situata nel centro del vecchio borgo medievale, la chiesa del Santissimo Rosario fu costruita sicuramente prima del 1091, come si può chiaramente notare dalla iscrizione in pietra posta sul portale. La chiesa rappresenta per Belvedere l’edificio religioso adibito a Chiesa e quindi al culto religioso più antico del borgo. Al suo interno, edicola in legno del 600 intagliata e dipinta, che custodisce una statua in gesso dipinto, raffigurante la Vergine bambina con Sant’Anna, eseguita nel sec. XIX. L’altare maggiore è del 1902, opera di marmorari calabresi; al di sopra, bella mostra d’altare del sec. XVIII in legno intagliato e dorato; nella cornice sono incastonate 15 tele raffiguranti i Misteri, di ignoto pittore locale del 700; nella nicchia centrale, statua della Madonna del Rosario. Degno di nota è un affresco raffigurante Santa Margherita da Cortona, opera di ignoto pittore del 1513; inoltre, pregevole ostensorio del 1899 e calice, entrambi in argento.

La Chiesa di S. Maria del Popolo
La chiesa di Santa Maria del Popolo è l’attuale chiesa madre di Belvedere e si trova al di sopra della porta della Piazza. Fino a non molto tempo fa veniva considerata come due chiese, infatti aveva il valore di arcipretura e di rettoria. Secondo fonti non molto sicure, l’attuale chiesa è stata costruita sui resti di un’antica chiesa, forse una cattedrale distrutta dai Saraceni durante una delle loro scorribande in Calabria. Queste informazioni, sono contenute in un antichissimo manoscritto da parte in un anonimo e questo importantissimo documento è conservato all’interno della chiesa stessa. Con il trascorrere dei secoli la cariche di arcipretura e di rettoria vennero unite in una sola parrocchia sotto la direzione di un reverendo Arciprete curato, nominato per la prima volta nel 1812. Sull’antico portale si può osservare un magnifico gruppo marmoreo del quindicesimo secolo che sicuramente è stato scolpito dalla famosa scuola toscana. Questo favoloso gruppo marmoreo raffigura la Madonna del Popolo a cui è dedicata la ricostruzione della cattedrale originale. Di grande pregio artistico è il pulpito in legno risalente al 1500 conservato all’interno della chiesa stessa. Inoltre si può notare una tela che risale al tempo della ricostruzione.

Chiesa Maria SS. del Rosario di Pompei
Venne costruita intorno agli anni '50; la cui singolarità ed unicità risiede nella ceramica artistica che vivacizza con colori forti e leggeri allo stesso tempo, i pavimenti , i leggii e persino le edicole della Via Crucis disposte tradizionalmente sulle pareti perimetrali della Chiesa; sull'altare è riportata in bassorilievo l'Ultima Cena, ed alle spalle la Madonna del Rosario di Pomperi. Sulle finestre, realizzate in vetro policromo, sono raffigurati i Santi calabresi.

Casa Natale di San Daniele
Il luogo dove sorge, detto “fondaco della Vallata”, fu acquistato nel 1798 per essere adattato a forno, nel 1852 divenne frantoio, il quale presentava una singolare caratteristica: ogni anno vi moriva la mula che consentiva la macina. La colpa venne attribuita al fatto che in quel posto sorgeva la casa natale di San Daniele Fasanella e che irriguardosi proprietari ne avevano modificato le caratteristiche suscitando, evidentemente, le ire del santo; per questo venne definitivamente chiuso; solo nel 1856 tornò ad essere un’abitazione.
Nell’Ottobre 1953 la casa natale di san Daniele fu trasformata in cappella per interessamento di un comitato di fedeli. I lavori eseguiti hanno cancellato il suo aspetto originario. La cappella è preceduta da un atrio a quattro aperture in cui sono collocate due lapidi. Sull’altare, donato dal principe Rosalbino Fasanella d’Amore, è esposta un’antica tela che rappresenta il Santo, mentre soto la mensa (piano dell’altare) è esposta la sacra reliquia di San Daniele che fu portata in Calabria nel 1480 dal Cardinale Don Giovanni D’Aragona, figlio di Alfonso II Re di Napoli. In sacrestia vi è una raccolta di foto sul culto dei sette martiri di Ceuta.

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IL CENTRO STORICO
Già nel periodo Normanno e sicuramente poi all'epoca della contesa di Belvedere tra angioini e Aragonesi, la collina sulla quale oggi si vede arroccato il centro storico era proteto da mura difensive, probabilmente in parte già esistenti al temopo dei Normanni; il perimetro descritto dalle mura è segnato da quattro punti princiapli ovvero le quattro Porte.

La Porta della piazza o Porta Medioevale

era l'ingresso al borgo e quindi alla piazza del mercato medioevale e alle antiche botteghe artigiane.Fuori la porta è la frase che ancora oggi si sente dire per indicare il luogo dove si è solito ritrovarsi. Il portone di legno ancora esisteva nel 1830, ma in seguito fu tolto per allargare l'ingresso alla zona medioevale. Entrando dalla porta della piazza, nella zona medioevale, è ancora visibile uno dei sedili in pietra, sede dell'antico parlamento belvederese

La Porta del Fosso
Rappresentava la via di accesso alla casa del Principe. Tra questa porta e il castello c’era un fossato e un ponte levatoio con un muro di cinta ancora visibili.

La Porta di Mare
Era il punto in cui si avvistava il pericolo che sopraggiungeva dal mare e permetteva l’uscita per accedere in località marina. Nella contrada Porta di mare esistono ancora resti di mura che cingevano la cità, furono trovati anche resti di colonne che sostenevano i locali del corpo di guardia, nonché la buca scavata nela roccia che serviva per la bollitura dell’olio in caso di difesa

La Porta degli Orti
Era l’ingresso più trafficato e dava accesso alle campagne, per cui costituiva l’ingresso principale per chi era dedito alle attività rurali. Nei pressi di questa porta si notano ancora oggi delle torrette con piccole finestre tipiche delle attività militari di un tempo

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IL CASTELLO
Costruito dai Normanni probabilmente sulle rovine di un precedente fortilizio, il castello era in origine di proporzioni assai modeste; nell’alto medioevo ebbe poi varie modificazioni ed aggiunte fino a diventare, nel XII sec., un’agguerrita fortezza a cinte multiple, la più esterna delle quali abbracciava l’intero abitato. A Giacomo d’Aragona, in lotta contro gli Angioini, non riuscì, infatti di espugnarla, nonostante un assedio duro e massiccio, che è rimasto memorabile.
La costruzione conobbe poi un lungo periodo di abbandono ed era quasi cadente quando, nella seconda metà del sec XV, Ferdinando I d’Aragona, preoccupato per la sempre crescente ostilità dei cittadini, diede ordine di restaurarlo, a loro spese, dalle fondamenta. Ne venne fuori un imponente complesso architettonico a forma quadrata, con muraglioni merlati, ingresso protetto da un ponte levatoio e, agli spigoli della facciata principale, due torri cilindriche su basi oblique, delle quali una, più alta, con uno stupendo coronamento di archetti pénsili in pietra viva. L’interno risultò costituito da un doppio ordine di casematte e da un ampio cortile, sul quale si affacciavano le abitazioni e i depositi.
Sulla porta d’ingresso principale fu posizionata una lapide che riporta scolpiti due giovani ragazzi sovrastanti la seguente iscrizione:
“FERDINANDUS REX DIVI ALFONS FILIUS DIVI FERD NEP ARAGONIUS ARCEM HANC IN FIRMAM CONTRA NOVA OPPUGNATION GENERA ET TORMENTA IGNEO SPIRITU …IN FIDE CIVES EXPE…IN AMPLIOREM MELIOREMQUE FORMAN RESTITUT. A.D. MCCCCLXXXX” (Il re Ferdinando Aragonese figlio del glorioso Alfonso e nipote del glorioso Ferdinando ridiede forma più ampia e …MIOREM a questa fortezza a fronteggiare le nuove tecniche di assalto e i mezzi di attacco col fuoco. Anno del Signore 1490.)
Lo storico locale Vincenzo Nocito, nella sua opera del 1950, sostiene che la suddetta iscrizione : «trovasi ad arte mutilata poiché l’ex principe di Belvedere, Carafa, pretendendo che il castello fosse sua proprietà come palazzo baronale, fece togliere a colpi di scalpello le parole che accennavano l’essere stato quell’edifizio rinnovato e magnificato a spese dei cittadini».
Anche Giuseppe Petrellis, nel suo manoscritto del 1631, annota: «nell’anno 1490 Re Ferdinando fa rinnovare e magnificare il nostro castello, riducendolo nella forma che oggi si vede a spese, però, dei citaddini, dove fe sopra la porta mettere l’arme sue con dichiarazione di tutto questo, situando in detto castello 25 soldati di presidio».
Mentre Giuseppe Grisolia definisce “sconsiderata” l’azione del principe Carafa, infatti oltre che dalla lapide altri documenti testimoniano il restauro del castello a spese dei citaddini:
«considerato lo edificio del Castello se fa in dicta terra per lo quale sono state rugnate multe Case et la dicta terra paga per le fabbriche deli Castelle tari tre per foco: et anche andano ad cavare li fossi ad comandamento de dicto Castello senza pagamento, se digne Vostra Majesta actento loro poverta farli gratia et exempti de dicto pagamento secondo meglio parera et piacera ad Vostra Majesta». Così in uno scritto del 1492 i cittadini di Belvedere supplicavano re Ferdinando d’Aragona,
Di recente sono state scoperte due porte delle quali una immetteva in alcuni terreni prima sconosciuti, e dai lati di essa si osservavano due fori longitudinali, che servivano per collocare i cannoni a difesa del forte, mentre l’altra, a desta del ponte levatoio, consentiva l’accesso al sotterraneo nascondiglio, che la tradizione vuole arrivasse fino alla torre di Paolo Emilio.
L’importanza storica e architettonica del castello di Belvedere è stata anche riconosciuta con la dichiarazione di Monumento Nazionale e il suo modello plastico è riprodotto nell’Italia in miniatura di Rimini.

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LE TORRI
La Torre di Paolo Emilio, ritenuta erroneamente di origine romana, si tratta in effetti - e le sue strutture lo confermano – di una torre collegata al sistema difensivo messo in atto contro le incursioni barbaresche dai vicere spagnoli nei secc. XVI e XVII.
La sua utilità non sfugge a chi consideri che gran parte della popolazione di Belvedere ha sempre vissuto in frazioni, alcune a distanza anche notevole e non in vista dalla costa.
Il nome deriva da Paolo Emilio Imperatore, un facoltoso cittadino belvederese. figlio di Giovanni Laise Imperatore, vissuto nella prima metà del '600, nel cui fondo appunto in quest' epoca, la torre fu costruita. Si dice che anticamente la torre comunicasse con il castello per mezzo di un sotterraneo, in cui si nascondevano gli armati della fortezza, ma anche gli abitanti durante le incursioni. Il sotterraneo che esiste oggi arriva fin sotto la strada detta “Le scale”.
Oltre la Torre di Paolo Emilio altre torri erano dislocate in punti strategici del territorio in modo da riuscire a comunicare tra di loro costituire così una vera e propria rete di difesa. La Torre del Tirone con base quadrata, che si trova in Marina di Belvedere, la Torre Lombarda in località Santa Letterata, di essa oggi resta appena qualche muro perimetrale che lascia intravedere l’originaria pianta rettangolare. Venne diroccata nel 1893 per impegnare i materiali nella costruzione delle opere dell’attigua linea ferroviaria, messa in azione nel 1895.
Infine Il Torrione in, località Olivella, fu trasformato in dimora rurale nel XVII secolo.

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LA MARINA

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ZONE DI INTERESSE ARCHEOLOGICO
Vestigia di stanziamento etnico di età preistorica (età del ferro) Reliquie archeologiche di età classica pertinenti alla presunta Blanda o a Skydrios. Ritrovamenti vari di età classica, greca e romana (in località Torre dei Greci, fondo Scaliso).
Nnecropoli antica in località "Torre dei Greci".
Torre di Paolo Emilio (in contrada Rocca).
Avanzi di torre romana di età imperiale, pertinente all'antico "Municipium" latino della sede.
Castello aragonese (detto del Principe): Complesso fortificato medievale, eretto da Ruggero il normanno nel sec. XI, restaurato da Ruggero Sangineto nel 1287 (età sveva). Rifatto da Ferdinando I° d'Aragona nel 1490. Muraglioni di cinta di epoca Aragonese. Due torri cilindriche merlate. Resti di ponte levatoio.
Torre del Tirone - in contrada S. Litterato Ruderi di fortificazione cinquecentesche, facenti parte del dispositivo di difesa costiera predisposto dal vicere spagnolo contro le incursioni turchesche.
Casa natale di S. Daniele (trasformata in Cappella Sacrario d'importanza storica municipale e regionale, perché culla di S. Daniele da Belvedere, frate francescano Martire a Ceuta a. 1227).

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I CALANCHI
In letteratura tecnica con il termine calanchi si indicano i profondi solchi che vengono a formarsi, sotto la lunga azione delle acque meteoriche e delle acque superficiali, sui versanti costituiti prevalentemente da argille impermeabili.
La dinamica è piuttosto veloce: le acque piovane e di dilavamento determinano progressivamente sulle superfici dei versanti minutissime e profonde incisioni separate l’una dall’altra da sottili creste, con pareti assai inclinate, coronate da guglie e cuspidi multiformi. I calanchi di Belvedere si distinguono da quelli dell’Appennino emiliano in cui il terreno superficiale facilmente disgregabile nasconde caratteristici blocchi rocciosi che sotto l’intensiva erosiva delle acque si modellano lentamente formando cuspidi molto accentuate tanto da essere chiamate piramidi di terra.
Fino agli anni sessanta la costa di Belvedere era interamente occupata da queste ampie strutture calanchive, tuttavia oggi sono ancora visibili solo pochi terrazzi in prossimità di Santa Letterata e nella frazione Marina che sebbene nascosti dal cemento, sopravvivono alle spalle di imponenti e massicci edifici; a testimonianza della storia e delle vicissitudini che i calanchi hanno sofferto negli ultimi decenni, per la brutalità con cui l’edilizia ha attaccato la costa, è rimasto, in prossimità dello svincolo per la Marina, in un ambiente completamente antropizzato, un calanco che a chi percorre anche per la prima volta la strada statale 18 non passa certamente inosservato

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TESTI SU BELVEDERE MARITTIMO

Belvedere marittimo : cronache di paese
Autore
Egidio Rogati, documentazione fotografica a cura di Luigi De Luca
Pubblicazione
Editur Calabria
Stampa
1998
Codice ISBN
IT\ICCU\BVE\0256814

Belvedere marittimo : viaggio nel passato
Autore
Egidio Rogati
Pubblicazione
Editur Calabria
Stampa
1992 - Arti Grafiche Rubettino
Codice ISBN
IT\ICCU\CFI\0258357

Di un oggetto in bronzo nell'eta preistorica in Belvedere Marittimo, Cosenza
Autore
Giovanni Amellino
Pubblicazione
pei tipi di M. D'Auria
Stampa
1892
Codice ISBN
IT\ICCU\NAP\0020725

Belvedre Marittimo : memorie e studi
Autore
Vincenzo Nocito
Pubblicazione
Realizzazioni grafiche Artigiana
Stampa
1975
Codice ISBN
IT\ICCU\SBL\0023413

Convento padri Cappuccini S. Daniele : Belvedere Marittimo (CS)
Autore
G. B. Terenzio Mancina
Pubblicazione
-
Stampa
1986
Codice ISBN
IT\ICCU\CSA\0003923

Memorie e studi sulla citta di Belvedere Marittimo denominata Blanda dagli antichi
Autore
Vincenzo Nocito
Pubblicazione
Genova
Stampa
1947
Codice ISBN
IT\ICCU\CSA\0054626

Memorie e studi sulla citta di Belvedere Marittimo denominata Blanda dagli antichi
Autore
Vincenzo Nocito
Pubblicazione
Genova
Stampa
1950
Codice ISBN
IT\ICCU\CUB\0484496

Notizie biografiche di S. Daniele martire francescano da Belvedere marittimo
Autore
Vincenzo Nocito
Pubblicazione
Comitato per le feste del 7. centenario
Stampa
1927
Codice ISBN
IT\ICCU\CSA\0027548

Belvedere Marittimo, incisioni originali su linoleum e disegni a colori
Autore
Giuseppe La Fauci
Pubblicazione
-
Stampa
1980
Codice ISBN
IT\ICCU\CSA\0001110

Nel 50. dell'incoronazione della Madonna delle Grazie : Belvedere Marittimo alla sua celeste Patrona e Regina
Autore
Pubblicazione
Napoli
Stampa
1976
Codice ISBN
IT\ICCU\CSA\0024631

Allo egregio avvocato sig. Giuseppe Granata di Belvedere Marittimo
Autore
Vincenzo Magnocavallo
Pubblicazione
-
Stampa
1864 (anno presunto)
Codice ISBN
IT\ICCU\CSA\0029281

Di un antichissimo sepolcreto in Belvedere Marittimo (Cosenza)
Autore
Giovanni Amellino
Pubblicazione
Napoli
Stampa
1892
Codice ISBN
IT\ICCU\SBL\0399391

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